Umudufu che ci ama

30 agosto 2006
Inserito in Pensieri

UMUDUFU CHE AMA CHI LI AMA
Che ci dà la gioia
Che ci sostiene
Che ci aiuta con i nostri bambini
Che ci dà la speranza di continuare a vivere

UMUDUFU CHE VIENE VERSO DI NOI
Che ci viene incontro e ci tiene uniti
Che ci dà la forza
Che ci dà da mangiare
Che aumenta le nostre forze

UMUDUFU CHE CI AIUTA
Che ci ama e ci ha uniti
Che ci fa passare la tristezza
Che ci dà da mangiare quando abbiamo fame
Che ci costruisce la casa e ci fa andare avanti a vivere,
insieme alla nostra famiglia
che ci aiuta in tante cose

UMUDUFU CHE CI UNISCE E CI DA’ CONSIGLI
Che ci dà lo spirito
Che ci unisce e ci consiglia
Che ci insegna tante cose
Che dà consigli per l’allevamento e la coltivazione,
per garantire un futuro ai nostri figli

UMUDUFU CHE VIENE VERSO DI NOI E DI CUI NOI ABBIAMO BISOGNO
Che ci sostiene
A cui dobbiamo la vita
Che sostiene noi e i nostri bambini
Che ci cerca e che ci ama
Che ci aiuta a continuare a vivere
Che ci dà da vivere anche per i nostri figli
Che ci accoglie con grande gioia
Che ci aiuta a superare le difficoltà
Che ci aiuta a trovare un posto per poter stare insieme
Che ci protegge dall’isolamento
Che ci augura di continuare con forza questo lavoro
Che va verso la nostra associazione Twizerane,
Che si augura che Umudufu continui a seguirli e a
guardare verso il Rwanda.

UMUDUFU CHE CI AIUTA
Che ci sostiene per continuare a vivere anche nelle difficoltà.
Che ci aiuta e ci protegge contro le disgrazie.

UMUDUFU CHE VIENE PROPRIO PER NOI
Perche’ abbiamo bisogno di voi.
Venite ancora verso di noi perché noi lo vogliamo.
Continuate ad amare Twizerane perché anche noi vi amiamo.
Vi chiediamo di darci la forza perché ne abbiamo bisogno.
Quando venite da noi è come se veniste nella vostra famiglia.
Noi vi amiamo.
Vi chiediamo di aiutarci per migliorare e continuare nella nostra attività!!!

Dall’Associazione Twizerane – agosto 2006

“UMUDUFU CHE CI AMA” e’ una poesia che ci è stata dedicata dalle donne dell’associazione Twizerane.

Mostra fotografica 2005

15 gennaio 2005

RWANDA, UN PAESE CHE VIVE

Mentre mi “interesso” di Africa e “terzo mondo” in generale e uso le mie energie per far volontariato a favore di uomini che hanno bisogno ma vivono lontano da me, ho sentito molto spesso la frase:
“ma perchè fate così tanto per un paese lontano quando c’è tanta povertà e gente che ha bisogno qui, sotto casa?”

Allora mi interrogo, che sia in buona o mala fede chi fa questa domanda, non ha tutti i torti. Perchè allora continuo a “sbattermi nell’equosolidale e nell’africa” in particolare?

Io ho scelto di vivere a Milano, non di fare il missionario in luoghi altri, e per questo ho deciso di conoscere e aiutare popoli lontani perchè il divario di benessere e mancanza di beni essenziali che c’è tra il nord e il sud del mondo è tale che per risolverlo non basta mandare un po’ di soldi ogni tanto, bisogna cambiare il proprio stile di vita, le proprie necessità, la mentalità e per permettere di camminare con le proprie gambe i “paesi in via di sviluppo” bisogna che il mondo iper- tecnologico rallenti un po’ la corsa folle.

Folle soprattutto perchè non abbiamo per niente chiaro la direzione e l’obiettivo, perchè non sappiamo quali sono le cose (e dico volutamente cose e non valori o ideali) che ci servono, che sono indispensabili alla nostra sopravvivenza e alla nostra felicità.

Dal Rwanda, secondo il mio ragionamento, cosa possiamo imparare? Perchè, portando il nostro aiuto per lo sviluppo, facciamo del bene a noi stessi dobbiamo imparare tanto quanto insegniamo, o pretendiamo di insegnare.

Quello che ho imparato io è il riconsiderare alcune faccende quotidiane come importanti, anzi necessarie per la vita, e magari anche per la felicità, proprio perch? per i rwandesi non sono così scontate.

Esempi: In Italia si va a scuola fino a una certa età, poi si lavora o si va all’università, e nessun ragazzo ha voglia di farlo… in Rwanda i ragazzi hanno come sogno quello di studiare e spesso non riescono a completare gli studi.

In Italia per trasportare dei tronchi noleggio un furgone e in mezzora li ho portati per 50 chilometri… in Rwanda li carico sulla bici e se riesco in un giorno li ho portati per un chilometro.

in Italia le discariche sono piene di tappi di bibite e di tende, e se la mia tendina fuori dal negozio ha una perlina rotta butto via tutto e (con l’auto) vado al centro commerciale e ne compro una nuova… in Rwanda riutilizzo i tappi delle bibite e fabbrico una tendina colorata.

Il Rwanda è un paese che vive nonostante la povertà, nonostante, come ormai tutti sanno, si sono “ammazzati tra loro”. Ecco, vogliamo ricordare a chi vedrà la mostra che il Rwanda non è solo teschi e ossa vecchie di dieci anni. Non dimenticare il genocidio, ma non dimenticare la vita che in Rwanda, come anche in Italia, continua giorno dopo giorno; e ogni giorno dobbiamo mangiare, lavarci, andare al lavoro, salutare chi incontriamo per strada, giocare, studiare, difenderci dal freddo, dal caldo o dalle malattie, camminare o correre secondo le necessità o le possibilità. Stringere una mano o litigare.

La vita (”che vive”) non sono solo i grandi ideali e valori di pace e fratellanza ma soprattutto la quotidianità sia che viviamo al nord o al sud. Il Rwanda è un paese che vive se anche l’Italia torna a essere un paese che vive.

Davide