La nostra storia
Dall’idea di un gruppo di amici ad un’Associazione vera e propria. Così nel 2004 viene fondata Umudufu a statuto Onlus, con un suo statuto.
Umudufu è costituita esclusivamente da volontari che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze. Tutte le risorse raccolte sono così destinate alla realizzazione e al finanziamento dei progetti.
RWANDA, IL PAESE DELLE MILLE COLLINE
Questa è l’Africa, ragazzi! Terra rossa. Banane gialle. Volti neri. Mille colline verdi. Vulcani. Stelle. Piantagioni di caffè: fiori bianchi e frutti rossi.
Questo e altro e’ ciò che mi ha attirato in Rwanda; prima senza conoscerlo, ora, dopo averlo assaporato, non posso più starne senza. Senza rivederlo. Senza
ricordarlo. Senza raccontarlo.
Proprio per raccontarlo entro, con permesso, nella vostra casa bianco-celeste.
Per raccontarvi un incontro, la nascita di un’associazione e, forse, di un’amicizia.
Il Rwanda è piccolo se lo cercate in un atlante; tra i più piccoli paesi africani, la sua superficie corrisponde pressappoco a quella della Lombardia.
Altri meglio di me potranno raccontarvi la sua storia, accenno solo che, come quasi tutta l’Africa, ha conosciuto la colonizzazione europea, prima della Germania e poi del Belgio fino all’indipendenza nel 1960.
Tra le eredità del periodo coloniale ci sono la lingua francese, che insieme al kinyarwanda è lingua ufficiale, e una discussa divisione in classi sociali, giustificata da presunti motivi etnici: i ba-tutsi, l’aristocrazia, allevatori e proprietari terrieri, e i ba-hutu lavoratori della terra, sottomessi ma numericamente la maggioranza; ai margini della società, senza diritto di possedere nulla, a stento tollerati dagli altri, sono i ba-twa, i pigmei.
Il Rwanda è piccolo dicevo, ma percorrendolo a piedi non sembra. Su e giù per le sue mille colline, a quasi 2000 metri di altitudine, è facile fare conoscenza.
Attraversando il centro abitato sulla collina di Muhura, per esempio, non riesco a contare quante strette di mano, quanti saluti e quante volte mi fermo a chiacchierare; beh, quest’ ultima cosa avverrebbe se conoscessi la lingua, mi accontento di chiedere “amakuru?” (ciao, come va?) o rispondere “ny meza!”
(tutto bene) tra le risate generali che suscitano queste parole uscite dalla bocca di un muzungu (uomo bianco).
A me e ai miei dieci compagni di viaggio in quell’agosto del 2003 è capitato di incontrare anche due volti bianchi, con loro è più facile scambiare quattro chiacchere: sono italiani, di Milano! Come noi! Ancora non lo sapevo ma stavamo assistendo ai primi passi (è proprio il caso di dirlo) di quello che sarebbe
diventato UMUDUFU.
Di strada ne abbiamo fatta tanta, sulla strada rossa africana ma soprattutto sulle autostrade italiane, che collegano Milano, Brescia, Torino, Lucca e tutte le città in cui abbiamo trovato amici.
Per andare un po’ più sul concreto, finalmente, vi racconto che siamo una trentina di soci, e innumerevoli sostenitori, la sede legale è a Milano, in via delle Forze Armate, facciamo tante iniziative per raccogliere fondi e nel contempo cerchiamo di sensibilizzare chi ci ascolta sui temi che le nostre esperienze africane ci provocano.
Ci potete trovare con un banchetto fuori da una chiesa, o per strada durante una fiera di paese a vendere il nostro calendario o gli oggetti di artigianato che gli atelier dei nostri amici in Rwanda producono durante l’anno, siamo andati nelle scuole e nei teatri, e naturalmente su internet, il nostro sito è esplicativo circa le nostre attività e i nostri progetti, e chiunque può scriverci per proporre nuove iniziative, diversi punti di vista o fare domande.
Chiedeteci perché ci piace l’Africa, perché perdiamo il nostro tempo per un paese lontano, per delle persone che non vediamo tutti i giorni, perché vogliamo camminare ancora a lungo sulla nostra strada rossa, domandateci cosa serve incontrarci e salutarci per strada, stringere la mano a chiunque e avere tempo
per chiedere “come va?”.
Brevemente vi racconto chi e cosa sosteniamo sulle colline ruandesi.
All’ospedale di Kabgayi aiutiamo il dott. Jean Bosco Ndacyaliho e l’assistente sociale Safi Mujawimana con un contributo mensile per pagare visite e terapie ai più poveri che si rivolgono a loro.
A Kivumu sosteniamo le suore francescane che si occupano del centro nutrizionale, che accoglie bambini malnutriti, e la locale associazione Twizerane, composta da persone sieropositive, uomini, e donne neo mamme o prossime al parto che con le medicine e una corretta alimentazione riescono a non trasmettere il virus ai loro figli; incoraggiando le loro idee facciamo in
modo che diventino autosufficienti avviando piccole attività, per esempio nell’agosto del 2006 abbiamo inaugurato insieme un mulino.
A Cyeza abbiamo in corso un progetto di sostegno a distanza: chiunque dall’Italia con solo 190 euro all’anno può assicurare a una famiglia cibo, istruzione per i figli e un aiuto concreto come l’acquisto di un campo o di una capra.
Sempre a Cyeza e a Mbare ci interessiamo del funzionamento di atelier di scultura, taglio e cucito, ricamo e artigianato tipico; con questo lavoro ritrovano dignità uomini e donne svantaggiati che altrimenti non avrebbero di che mantenere la famiglia.
Per mostrare questo e altro abbiamo organizzato anche due mostre fotografiche.
Chiamateci, saremo felici di venire di persona anche da voi per raccontarvi quello che, crediamo, l’Africa ha da insegnare all’Europa.
Davide
“Gli africani hanno un’infinità di cose da portare all’uomo: non l’uomo meccanizzato, fabbricato dall’Europa, ma l’Uomo che Dio ha creato perché vivesse felice sulla terra, e non nella miseria, non come mendicante, condizione a cui l’Europa ci ha ridotti.
Gli africani possono portare al mondo la vita, perché sono vivi”.
Francis Bebey, giornalista, musicista e scrittore di origine camerunese
